Xylella. Un solo ceppo in Puglia? Molti dubbi, nuove perizie, nuovo filone: i soldi

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Xylella. Un solo ceppo in Puglia? Molti dubbi, nuove perizie, nuovo filone: i soldi

di Marilù Mastrogiovanni

Una xylella e non nove. Questa volta c’è una pubblicazione scientifica a metterlo nero su bianco.

Lo hanno sempre affermato i ricercatori del CNR indagati dalla Procura di Lecce, che invece sostiene che vi siano delle variabilità. La Procura afferma questo sia basandosi sui dati che gli stessi ricercatori del CNR hanno pubblicato in passato, sia in base a nuovi “isolati”, cioè nuovi campionamenti e nuove analisi che i periti della Procura hanno prodotto.

Tutta la Scienza va avanti, dunque.

Fonti investigative interne alla Procura confermano il ricorso a nuove indagini, nuove perizie e nuove analisi sul batterio, di altri esperti, che si aggiungono ai due periti che finora hanno supportato le indagini: Giuseppe Surico e Francesco Ranaldi.

Un super-pool di esperti? Una task force alternativa? Le fonti investigative non confermano il modus operandi in “pool”, ma di fatto un gruppo allargato di esperti è al lavoro sul batterio.

Esperti di altissimo profilo, convocati con non poche difficoltà, perché nell’ambiente scientifico nazionale e internazionale si guarda alla vicenda xylella in Puglia con grande imbarazzo – nonostante la levata di scudi di categoria, da parte di alcuni ambiti accademici e del giornalismo scientifico – e nessuna voglia di pestarsi i piedi a vicenda.

Sul fronte delle indagini, nuovi filoni: si spinge sull’analisi della correttezza della spesa pubblica, sull’ipotesi delle false comunicazioni alla Ue e sulla presunta truffa.

Come detto, la novità ora è che i risultati degli studi dei ricercatori del CNR, che provano l’esistenza di un solo ceppo di xylella, l’ST53, lo stesso isolato dal prof. Leonard Nunney in Costarica (Nunney et al., 2014), sono stati pubblicati su un giornale scientifico, l’European Journal of Plant pathology, dunque hanno il crisma dell’ufficialità della Scienza. La pubblicazione porta la firma di Donato Boscia CNR BariLoconsole, Saponari & D. Boscia, D’Attoma, Morelli, Martelli, Almeida.

maria saponari cnrDue dei firmatari della ricerca sono indagati dalla procura di Lecce: Donato Boscia, responsabile della sede operativa del CNR di Bari e Maria Saponari, ricercatrice presso lo stesso CNR.

Questi risultati sono stati pubblicati appena due mesi e mezzo dopo la notifica dell’avviso di garanzia agli stessi firmatari dell’articolo, e dopo qualche settimana dalla conferenza stampa degli stessi indagati che, per bocca del loro difensore, l’avvocato Sisto di Bari, hanno affermato, prima della pubblicazione, ciò che la pubblicazione scientifica ha ratificato poi, ossia che il ceppo è uno, l’ST53.

Facendo così coincidere di fatto, la loro memoria difensiva con la pubblicazione scientifica.

Firmando in calce all’articolo pubblicato che non hanno alcun conflitto d’interesse.

Un vero e proprio corto circuito, in cui ci hanno messo tutti la faccia.

rodrigo almeidaLa pubblicazione è firmata anche da Rodrigo Almeida, uno dei maggiori esperti di xylella al mondo, lo stesso che 15 giorni dopo la notifica alla Ue da parte della Regione Puglia, affermò con certezza, in conferenza stampa, affianco all’allora assessore Fabrizio Nardoni, che il disseccamento degli fabrizio nardoniulivi era certamente dovuto alla presenza di xylella. Senza avere alcuna prova di patogenicità, tutt’ora assente.

Ma fino a qui siamo nel campo dell’inopportunità: inopportuno far coincidere memorie difensive con pubblicazioni scientifiche. Inopportuno farsi scudo con la Scienza.

Eppure doveroso per la Scienza andare avanti con la ricerca.

Come detto all’inizio, la notizia è proprio questa: la ricerca sta andando avanti.

Quanto pubblicato nell’articolo scientifico del 2 marzo scorso, coincide con quanto scritto dai periti della Procura. Non è in contrapposizione, perché rispetto a quanto argomentato dai periti, ne costituisce solo una parte.

E’ in malafede chi cerca di contrapporre, in un antagonismo inesistente, Scienza e magistratura, perché altrimenti dovremmo pensare che gli scienziati godono dell’immunità, al contrario dei semplici cittadini.

paolo de castroQuesto in parte è anche vero: chi lavora per lo IAMB, l’Istituto agronomico mediterraneo il cui coordinatore scientifico è l’ex ministro Paolo De Castro, di fatto è tutelato dallo status di extraterritorialità dello Iamb, per cui il suo lavoro e i risultati del suo lavoro, non possono essere sequestrati dalla magistratura a meno che il management dello Iamb non rinunci esplicitamente a tali tutele.

Non ci risulta che il management dello Iamb l’abbia fatto.

Torniamo alla pubblicazione scientifica del gruppo del CNR e a quanto scoperto dai periti della Procura di Lecce: Giuseppe Surico e Francesco Ranaldi.

Una popolazione omogenea, tutta riconducibile al ceppo ST53, secondo i firmatari della ricerca, una popolazione eterogenea secondo i periti della Procura.

I periti della Procura però, si basano sulle stesse scoperte dei ricercatori del CNR, oltre che su loro indagini e su loro analisi, effettuate presso i laboratori dell’ISPA-CNR di Lecce per i dovuti processamenti.

 

I DATI CONTRASTANTI

La perizia evidenzia che i risultati inseriti dagli stessi ricercatori del CNR in due diversi database mondiali, GenBank e MLST, sono contrastanti. Precisamente: le sequenze di DNA inserite nel database GenBank, a tutti disponibile, sono stati più volte successivamente corrette dagli stessi ricercatori, “rendendole identiche a quelle depositate nella banca MLST”.

In conferenza stampa gli avvocati degli indagati hanno dato una spiegazione a quanto riscontrato dalla Procura: hanno affermato che i loro assistiti si sono sbagliati nell’inserire le sequenze di DNA e di aver perciò corretto il tiro nei successivi inserimenti. A parte la figuraccia mondiale fatta come ricercatori, e la conferma di quell’imperizia contestata loro dalla Procura, quanto fatto è lecito. Correggere le sequenze inserite nel database è possibile.

Questi passaggi sono ritenuti molto importanti dalla Procura, perché tutti i dati riportati nella perizia sono stati ottenuti alla luce dei dati disponibili al 12 maggio 2015.

Nella pubblicazione sull’EJPP del 2 marzo, leggiamo che le manipolazioni sulla xylella sono state effettuate nel corso della primavera ed estate del 2015. Dunque il periodo delle correzioni sul database mondiale sarebbe coincidente con quello degli studi oggetto poi della pubblicazione.

Cioè i ricercatori avrebbero posto rimedio alla loro imperizia, correggendo il database, man mano che arrivavano i risultati delle nuove analisi.

Anche alla luce di questo però alla Procura alcuni conti non tornano.

 

LE ANALISI DEI PERITI E LA PRIMA ANALISI FILOGENETICA

Dai periti della procura di Lecce, sono stati prelevati 18 campioni in tre diversi oliveti, situati nella zona infetta della provincia di Lecce: in località Tuglie, contrada Li Monaci; a Parabita, contrada la Castellana, e a Taviano, contrada Itri.

Le analisi, condotte presso l’ISPA-CNR di Lecce, sul DNA tramite analisi molecolare (PCR) sono state effettuate con gli stessi primers che, fino a quel momento, erano stati utilizzati dal gruppo del CNR (così come pubblicato su alcuni articoli scientifici a loro firma), cioè: Rodrigues et al., 2003.

Per inciso: sono gli stessi primers (marcatori), utilizzati per effettuare le analisi PCR sugli ulivi sradicati ad Oria, i cui risultati, non ufficiali, pubblicati in esclusiva su Xylella report, erano negativi (assenza di xylella).

Nelle nuove analisi, oggetto della pubblicazione del 2 marzo, i ricercatori invece hanno fatto ricorso a primers diversi da quelli utilizzati per le loro prime ricerche.

A questo punto sono stati incrociati diversi dati:

  1. le sequenze depositate in rete dal CNR di Bari (Saponari M., Boscia D. e Loconsole G.) e, là dove possibile, dallo IAM di Bari (perché sappiamo che non tutti gli studi dello IAMB sono a disposizione); si tratta di quelle sequenze che sono state utilizzate per l’analisi MLST nello studio riportato nell’articolo di T. Elbeaino et al., Phytopathologia Mediterranea (2014),53: 533-542);
  1. le sequenze da genomi sequenziati reperibili in banca dati (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/genbank);
  1. sequenze dal genoma di un ceppo isolato dal gruppo diretto da Donato Boscia, il cui DNA è stato estratto ed è stato fornito agli inquirenti direttamente dalla ricercatrice Giuliana Loconsole;
  1. sequenze dei geni corrispondenti al profilo MLST di tipo ST53, cioè il ceppo oggetto della pubblicazione del 2 marzo 2016.

A seguito dell’analisi incrociata di questi dati, la Procura ha potuto evidenziare l’esistenza di “una variabilità nella popolazione di xylella fastidiosa presente in Puglia”.

Invece, in base alle informazioni reperibili sulla banca dati di Xylella fastidiosa (MLST Databases), i 6 ceppi di Xylella fastidiosa provenienti dalla Puglia catalogati fino al momento della perizia della Procura (quelli cioè del CNR di Bari), sarebbero tutti uguali tra loro, avendo tutti uno stesso profilo, cioè il profilo ST53 (7 6 16 24 10 16 14).

Dalla pubblicazione del 2 marzo apprendiamo che, nel frattempo, tra la data della conclusione della perizia e quella della nuova pubblicazione, ne sono stati isolati 15, tutti dello stesso ceppo.

 

scheda databaseECCO I DATABASE, TUTTI PUBBLICI:

Per Xylella fastidiosa sulla banca dati PUBMLST (http://pubmlst.org/xfastidiosa/) sono depositate le sequenze dei 7 geni utilizzati per tracciare il profilo MLST dell’organismo, relative a vari isolati di Xylella fastidiosa.

Su tale sito è possibile scaricare la scheda (in basso) relativa al profilo MLST dell’isolato OLV0513, ottenuto da olivo nella provincia di Lecce.

Nella scheda non compare il nome di chi ha depositato le sequenze; è previsto dalla politica del sito che possa essere mantenuto l’anonimato.

Il profilo MLST riportato nella scheda (“allelic profile”, come si legge nella scheda) corrisponde al profilo MLST di tipo ST53.

Nella tabella scaricata dal database di Xylella (in basso), si trovano depositati i profili MLST di sei isolati pugliesi (tre da olivo, uno da oleandro, uno da mandorlo e un altro da pervinca): tutti presentano profilo ST53, indicando quindi una stessa identità genetica.

 

id isolate country host common name host species name host family host order year decade leuA petC malF cysG holC nuoL gltT ST  
513 OLV0513 Italy olive Olea europaea Oleaceae Lamiales 2013 2010s 7 6 16 24 10 16 14 53
514 OLV0514 Italy olive Olea europaea Oleaceae Lamiales 2013 2010s 7 6 16 24 10 16 14 53
515 OLV0515 Italy olive Olea europaea Oleaceae Lamiales 2013 2010s 7 6 16 24 10 16 14 53
516 OLS0516 Italy oleander Nerium oleander Apocynaceae Gentianales 2013 2010s 7 6 16 24 10 16 14 53
517 ALS0517 Italy almond Prunus dulcis Rosaceae Rosales 2013 2010s 7 6 16 24 10 16 14 53
518 PW0518 Italy periwinkle Vinca sp. Apocynaceae Gentianales 2014 2010s 7 6 16 24 10 16 14 53

 

Tale omogeneità evidenziata dai ricercatori del CNR e oggi oggetto dell’ultima pubblicazione, era stata già evidenziata dai periti della Procura, che tuttavia è andata oltre.

 

TANTE XYLELLE: LA VARIABILITA’ GENETICA

Già nel 2014, per la prima volta in un articolo uscito sulla rivista Phytopathologia Mediterranea (T. Elbeaino et al., Phytopathologia Mediterranea (2014),53: 533-542) fu messa in evidenza l’esistenza di variabilità nella popolazione di Xylella fastidiosa presente in Puglia.

Ma, secondo la Procura, ad oggi i ricercatori in Puglia non hanno dato alcuna spiegazione relativamente all’esistenza di questa variabilità.

E’ possibile che questa “variabilità” nel genoma di xylella sia frutto di un iniziale errore dovuto a inesperienza o imperizia, come contestato dalla Procura, tale per cui il pasticcio dei ricercatori del CNR sia stato poi corretto in corsa?

La versione, proposta dagli indagati, ed esposta in conferenza stampa, è stata già presa in considerazione dagli inquirenti, ma non sembra convincente.

Tuttavia, ci sono forti indizi che la popolazione di xylella nel Salento sia eterogenea, ma sono gli stessi periti a dire che è da dimostrare con altre indagini. Che sicuramente arriveranno.

Ma a questo punto, nonostante la forte enfasi iniziale data a quest’aspetto, cioè la singola introduzione del batterio dal Costarica, piuttosto che la decennale permanenza di xylella in Puglia, quest’aspetto passa in secondo piano.

Perché è proprio questa pubblicazione che fa spostare con forza l’attenzione sulle decisioni prese della Regione Puglia governata da Vendola, e dal Ministero delle Politiche agricole di Martina. E sui soldi.

Infatti, se solo oggi, nel marzo 2016 i ricercatori del CNR, hanno potuto affermare con certezza che esiste un solo ceppo, l’ST53, sequenziandolo, non è forse questa la prova che tre anni prima, in assenza di forti prove scientifiche sulla patogenicità (che ancora manca), in assenza di studi epidemiologici e in assenza di monitoraggio della diffusione del batterio, la Puglia decise, come unica soluzione possibile, di sradicare gli ulivi, chiedendo lo stato di emergenza al Governo?

Un altro filone ancora tutto da indagare, su cui si stanno concentrando gli sforzi della Procura.

By | 2016-03-06T11:45:23+00:00 marzo 5th, 2016|Xylella report|0 Comments

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