Xylella. Lo strano monopolio del Basile Caramia

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Xylella. Lo strano monopolio del Basile Caramia

//ESCLUSIVO// di Marilù Mastrogiovanni

(6 Agosto 2015).  Il metodo per analizzare la presenza di xylella in Puglia?

“E’ un metodo tutto interno, non c’è una metodica ufficiale e standard. E’ una metodica sviluppata internamente dal Basile Caramìa e validata internamente allo stesso laboratorio”.

La xylella, in Puglia, viene analizzata così, e le analisi vengono validate inter nos.

Fa tutto l’Istituto Basile Caramìa di Locorotondo (Ba).

La conferma ci arriva da Accredia, l’unico ente deputato dal Governo italiano a rilasciare, ai privati, questo tipo di accreditamenti per eseguire le analisi “validate”. Accredia è un ente privato con partecipazioni pubbliche. Sono soci di Accredia la gran parte dei Ministeri e le principali associazioni di categoria, tra cui anche Confindustra, Coldiretti, Cia.

L’unico laboratorio accreditato ad eseguire analisi “validate” su xylella è dunque proprio l’Istituto contestato dagli Ispettori europei nelle prime due visite in Puglia (dell’ultima non si conoscono ancora i verbali), che hanno messo nero su bianco le criticità riscontrate.

Criticità, quelle verbalizzate dagli ispettori, così pesanti da compromettere, secondo gli ispettori, l’affidabilità delle analisi e il “metodo interno” sviluppato dallo stesso Caramìa.

Eppure l’Istituto Caramìa di Locorotondo ha il monopolio in Italia: non per un motivo particolare o perché abbia una competenza unica in Italia.

Semplicemente non ci sono altre richieste pendenti presso Accredia per ottenere l’accreditamento per eseguire analisi su xylella.

E’ anche per questo che quando ci sono stati ulivi con sintomi da disseccamento in altre regioni, i campioni sono stati inviati a Bari.

Il Basile Caramìa, diretto da Vito Nicola Savino, già presidente del corso di laurea in Agronomia presso l’Università di Bari, è una fondazione privata con partecipazioni pubbliche.

Vito Nicola Savino

Vito Nicola Savino

Tra i soci la Regione Puglia, lo IAMB di Valenzano, l’Università di Bari, l’Università di Foggia, il Centro ricerca e conservazione vegetali (CRPV), il Comune di Otranto, la Coldiretti e alcuni istituti d’istruzione superiore. Non c’è tra i soci l’Università di Lecce, che infatti non ha partecipato alle ricerche su xylella.

E’ evidente che tutti questi enti pubblici avrebbero difficoltà a contestare l’operato del Basile Caramia, essendone essi stessi parte attiva e proprietari.

Il Comune di Otranto, poi, socio del Caramìa, e sul cui territorio insiste il maggiore distretto di produzione di barbatelle d’Europa, sta riuscendo a tener duro su un punto: la xylella fastidiosa sub specie Co.di.ro, secondo le dichiarazioni (non le pubblicazioni, ché non vi sono ad oggi pubblicazioni relative alla prova di patogenicità di “xylella Codiro” su vite) del CNR di Bari, non infetterebbe la vite, quindi la vite si potrebbe esportare e anche impiantare.

Sono state rese note dalla Regione Puglia infatti da qualche giorno tutte le procedure per piantare nuove viti, in base a “quote viti” prenotate.
Sui terreni liberati dagli ulivi espiantati a causa della xylella o dei tanti furti di legname, o dei tanti incendi, si potrebbero impiantare vigneti.

Ma torniamo alle analisi.

Il Basile Caramia con grande tempismo presenta la domanda ad Accredia, come detto l’unico ente italiano deputato dallo Stato a rilasciare gli accreditamenti per le analisi di privati (che così dunque sono validate) dopo il 15 ottobre 2013, cioè dopo che il CNR di Bari e l’Osservatorio fitosanitario regionale comunicano al Ministero la presenza di xylella. La xylella viene isolata in laboratorio (dal CNR) solo molti mesi dopo e il certificato dell’accreditamento per effettuare analisi “validate” arriva da Accredia al Caramìa il 16 ottobre 2014. Dopo un anno.

Ma, ricordiamo, i primi ulivi, 104, sono stati tagliati in Provincia di Lecce nell’aprile 2014. Prima che il Caramìa, che pure ha partecipato ai test su xylella (Elisa, ring test) avesse il certificato dell’accreditamento che, appunto, porta la data del 16 ottobre 2014.

I test eseguiti dal Basile Caramia prima del 16 ottobre 2014, sono dunque da considerarsi in regola o no? Sono fatti da un istituto accreditato o no?

Abbiamo rivolto queste ed altre domande a Vito Nicola Savino, direttore del Basile Caramìa, che non ha risposto.

Torniamo ad Accredia, che ha dunque il potere di accreditare anche metodi di analisi elaborati dagli stessi istituti, che poi se li validano da soli: tutto normale e regolare.

Ma poco opportuno.

Per poter avere l’accreditamento il Basile Caramia mette a punto delle metodiche validate ma contestate immediatamente dopo l’accreditamento (del 16 ottobre 2014) dagli ispettori Ue, che visitano il Caramìa dal 18 al 23 novembre 2014, trovandovi gravi vulnus che compromettono la validità dei risultati: da pratiche che rendono possibile la contaminazione dei campioni, ad altre pratiche che rendono non affidabile l’interpretazione dei risultati delle analisi.

Dunque delle due l’una: o quelle analisi sono validate, come abbiamo visto, dallo stesso Caramìa, con un occhio un po’ troppo di favore verso se stesso, oppure Accredia, vigilato dal Ministero dello Sviluppo economico, ha metodi troppo leggeri nel rilasciare gli accreditamenti e nel giudicare i metodi “interni” proposti dai privati.

Ovviamente, la metodologia (poi validata da Accredia) è stata appropriatamente convalidata da laboratori autorevoli e accreditati. Ma sono sempre gli stessi: IAMB, CNR-Bari, lo stesso CRSFA Caramia, che hanno partecipazioni, quote gli uni negli altri, e collaborazioni incrociate.

Questo lo apprendiamo da una delle prime “lettere all’editore” che abbiamo già citato e analizzato sul libro-inchiesta “Xylella report” (Loconsole et al. 2014): attraverso un mini test, chiamato ring-test, fatto nei soliti tre laboratori e basato su soli 18 campioni, hanno elaborato il “metodo” di diagnosi su xylella.

Ma soprattutto quando hanno elaborato tale metodo il Basile Caramia, che pure vi ha contribuito, non era accreditato.

Inoltre: dall’ultima relazione del Ministero inviata alla Ue il 6 luglio scorso (LEGGI QUI) apprendiamo che

“effettuano le analisi fitosanitarie con metodo ELISA ed in caso di esito positivo o dubbio inviano immediatamente il campione e il relativo esito al CNR, per l’analisi di conferma”.

Di nuovo, qual è l’analisi di conferma? Una PCR? Più di una? Che succede se una PCR conferma e l’altra no? Le solite domande. I protocolli non sono stati diffusi.

Il Caramìa è accreditato solo per ELISA (come si evince dalla relazione del Ministero e dalle relazioni degli ispettori UE) o anche per la PCR?

Christian Casilli (consigliere regione Puglia, M5S) e Rosa D’Amato (parlamentare Ue, M5S), hanno chiesto ed ottenuto dalla Regione Puglia i risultati ufficiali delle analisi sugli alberi di Oria sradicati il 6 luglio scorso.

Dai report delle analisi si ha la conferma che le prime analisi sono fatte dal Basile Caramia col suo metodo “interno”. I test vengono poi ripetuti dal CNR due volte. Non sembrano esserci risultati contraddittori. La ricerca, dunque, sta andando avanti.

Ma sta andando avanti senza confronto e senza consentire ad altri di lavorare sui campioni degli ulivi infetti, perché il Ministero tarda a rilasciare le autorizzazioni.

 

LE DOMANDE SENZA RISPOSTA 

Donato Boscia CNR Bari

Donato Boscia CNR Bari

Abbiamo chiesto a Vito Nicola Savino quali siano i metodi usati dal Caramìa per diagnosticare xylella, quali protocolli usino in caso di analisi contraddittorie, abbiamo chiesto se abbiano superato le criticità riscontrate dagli ispettori europei e in che modo, ma non abbiamo avuto risposta.

Abbiamo fatto le stesse domande a Donato Boscia, direttore del CNR Bari ma ha avuto una reazione scomposta (LEGGI QUI).

Abbiamo anche chiesto al Ministero delle politiche agricole quanti e quali siano, a parte lo IAMB di Bari, i centri di ricerca che in Italia hanno chiesto l’autorizzazione per la manipolazione dei campioni potenzialmente infetti da un patogeno da quarantena come la xyella fastidiosa.

Dopo i primi cordiali scambi di email e di telefonate con il dirigente responsabile della comunicazione, che ci ha anche fornito il dato degli ulivi infetti in provincia di Lecce, sul totale degli ulivi campionati (LEGGI QUI) le comunicazioni si sono stranamente interrotte.

 

I COSTI

Mediamente chiedere l’accreditamento costa 2500 euro. E’ una cifra variabile che, ci spiegano da Accredia, dipende dalle giornate uomo che gli ispettori di Accredia dovranno spendere per verificare che tutto sia a posto.

Poiché tutto a posto non era, lo hanno scritto gli Ispettori Ue, vorremmo anche capire chi sono questi ispettori e come hanno potuto considerare valide delle pratiche che “ad occhio” la Ue ha contestato.

 

IL MERCATO

L’accreditamento serve per proporsi sul mercato.

Se, ipotizziamo, i proprietari degli ulivi volessero fare le analisi in contraddittorio, cioè richiedere la presenza del proprio perito di parte e volessero far fare le analisi ad un laboratorio di loro fiducia, si schianterebbero su un muro di cemento.

La validazione delle analisi, ai privati, può darla solo il Caramìa.

S’è creato monopolio in Italia: un monopolio della ricerca (che è libera) attraverso un monopolio economico-tecno-burocratico.

Se, ipotizziamo, da tutta Italia si volessero far validare analisi per escludere la presenza di xylella, potrebbe validarle solo il Caramìa.

I proprietari degli ulivi sono esautorati dell’alternativa e del diritto a impugnare le analisi: controllore e controllato se le fanno tutte in casa e decidono anche qual è il metodo migliore per farle (per farle quadrare?).

Tutto questo, come visto, non funziona.

Appena altri campionamenti vengono fatti e altri ricercatori vi mettono mano, i risultati cambiano.

L’abbiamo visto: tre su cinque dei campioni prelevati dagli alberi sradicati a Oria il 13 maggio scorso non erano positivi a xylella (CLICCA QUI).

Quei ricercatori hanno fatto le “controanalisi” in gran segreto e perché animati da spirito di servizio e d’amore per la ricerca.

Dunque: se i numeri dell’epidemia sono stati elaborati in base a queste analisi, di quale epidemia stiamo parlando?

Abbiamo visto che i ricercatori inglesi, incaricati da EFSA sottolineano proprio la carenza di dati su: epidemiologia, numero alberi infetti, studio del vettore (CLICCA QUI).

Abbiamo anche visto che, in base agli ultimi dati pubblicati dal Ministero e consegnati alla Ue (CLICCA QUI), la  presenza di xylella sul campione analizzato è pari all’1,8%, e abbiamo visto che tale percentuale è stabile da due anni a questa parte, cioè da quando (ufficialmente) s’è cominciato a fare analisi.

Dunque, dichiarare l’emergenza e agire in emergenza, cioè in deroga alle norme, chiedere e ottenere lo stato di calamità naturale per la presenza di xylella, dichiarare la provincia di Lecce zona infetta, emanare atti in base ai quali si mobilita l’esercito per sradicare, in urgenza, degli alberi secolari, predisporre le carte per chiedere e ottenere ingenti finanziamenti pubblici, in base a queste deboli evidenze scientifiche, ci chiediamo, è lecito o no?

(6 Agosto 2015)

 

By | 2015-09-03T22:20:54+00:00 agosto 7th, 2015|Xylella report|0 Comments

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