Boscia e le domande senza risposta

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Boscia e le domande senza risposta

di Marilù Mastrogiovanni

Donato Boscia CNR BariL’intervista che volevo fare è diventata un botta e risposta tra la sottoscritta e Donato Boscia, responsabile dell’IPSP (Istituto per la protezione sostenibile delle piante) del CNR di Bari.

Ho chiesto un’intervista de visu, con o senza telecamera, ma Donato Boscia non ha acconsentito. Ho richiesto dati e informazioni ben precise, che non mi sono state fornite, ricevendo, al contrario, un attacco gratuito alla mia persona e al mio lavoro. Ho informato Donato Boscia che comunque avrei pubblicato queste sue, perché il fatto che non voglia rispondere è già, in se, una notizia. Proprio lui, che ha redatto e firmato la prima relazione sulla xylella inviata alla Ue nel 2013, continua a non rispondere alle domande più importanti:

Come si arriva a dichiarare l’intera provincia di Lecce “zona infetta” sulla base, prima, di 242 alberi positivi a xylella e poi sulla base di 160 alberi?

Quali sono i metodi di campionamento, i protocolli usati, come vi comportante in caso di falsi positivi o falsi negativi? Che percentuale di dati contraddittori state riscontrando e come la “leggete”?

L’intervista è stata fatta prima che il Ministero mi confermasse il dato dei 160 ulivi positivi a xylella in provincia di Lecce, ma questo è un dettaglio che aggiunge poco al cuore della questione: uno dei protagonisti scientifici dell’emergenza xylella piuttosto che rispondere preferisce offendere, fare illazioni e insinuazioni. Così, di fronte all’accusa (di Boscia) di una mia presunta manipolazione delle notizie e dei dati, pubblico la conversazione integrale: ognuno si faccia la sua opinione.

 

Egregio dott. Boscia, Le invio l’ultimo articolo pubblicato sul mio giornale; una ricerca che sicuramente conosce (CLICCA QUI). Le invio anche alcune domande alle quali le chiedo di rispondere, in modo da pubblicare le risposte con l’evidenza che meritano.

1) I ricercatori inglesi cui EFSA ha commissionato la ricerca sui modelli matematici scrivono che mancano una serie di dati: studio del vettore, numero di ulivi infetti, studio della biologia del patogeno, epidemiologia. Quando saranno pronti?

RISPOSTA BOSCIA: Gentile dottoressa, onestamente ero indeciso se rispondere, sia pure parzialmente, o meno. Ad essere del tutto onesto, ho una crescente difficoltà a continuare a credere nella sua buona fede, vista la sua insistenza nello stravolgere sistematicamente il significato di qualsiasi cosa, dal capovolgimento dell’essenza della direttiva 2000/29 ad ogni singola parola da noi proferita. Penultima (o terzultima) in ordine di tempo la favola della dimostrazione che la sputacchina non sarebbe capace di infettare l’olivo, nonostante abbiamo la serra piena di decine di piantine in osservazione di olivo infettato in condizioni controllate da sputacchine che erano state precedentemente ingabbiate su rami di ulivi infetti. Per qualche motivo lei, anche in questo caso, ignora le nostre affermazioni (o ne fa un uso parziale, mistificatorio e tendenzioso) per cui, nonostante abbiamo anticipato questi risultati in diverse occasioni pubbliche (ed anche al simposio di Gallipoli) lei continua a sclerotizzarsi sull’articolo che riporta i risultati della prima sperimentazione di novembre 2013, che aveva il primo obiettivo di dimostrare che la sputacchina fosse vettore, a prescindere dalla specie su cui era avvenuta la trasmissione. Se lei avesse competenze in epidemiologia saprebbe che la trasmissione non è dipendente dalla specificità vettore/pianta, ma dalla gamma di ospiti comune a batterio e vettore; nel caso specifico, essendo la sputacchina estremamente polifaga, il collo di bottiglia è esclusivamente la gamma di ospiti del ceppo batterico, per cui sarebbe stato estremamente sorprendente l’eventuale incapacità ad infettare l’olivo sulla cui chioma la nostra invece ci sguazza. Ma mi fermo qui, perché ormai ho verificato in tantissime occasioni che lei utilizza delle informazioni che riceve solo la parte utile a sostenere il suo discutibile teorema…. Nello specifico dello studio dei ricercatori inglesi, mi meraviglio della domanda visto che sono certo della sua conoscenza della risposta che gli stessi colleghi inglesi le hanno dato (http://xylellacodiro.blogspot.com/2015/06/xylellareport-calls-british-efsa-study.html)

REPLICA MASTROGIOVANNI: Gentile prof. Boscia, la esorto a mettere da parte il sarcasmo e a rispondere alle mie domande. Il mio obiettivo non è polemizzare con nessuno, ma informare i cittadini sulle vostre attività. Se non vuole rispondere ne prenderò atto e ne darò conto ai lettori, come è giusto che sia. I ricercatori inglesi affermano che i modelli matematici testati hanno bassa attendibilità in quanto i dati sull’epidemia sono estremamente scarsi. In particolare: studio del vettore, non si conosce il numero di ulivi infetti, studio della biologia del patogeno, epidemiologia. Quando saranno pronti? (come risposta mi ha dato il link di un blog – neanche una testata giornalista –: non è una risposta accettabile. Per cui la prego di rispondermi).

 

2) Può illustrarci i protocolli di campionamento e le metodiche delle analisi?

BOSCIA: Mi meraviglio di questa domanda, visto che qualche mese fa mi aveva scritto di aver letto tutte le nostre pubblicazioni. Le ricordo che le informazioni richieste sono disponibili sin dallo scorso ottobre 2014 sul sito che racchiude tutto quello che è stato presentato al simposio organizzato a Gallipoli lo scorso anno e a cui si rimanda: http://www.ipsp.cnr.it/prodotti/symposium-xylella-fastidiosa/

MASTROGIOVANNI: Si esatto, sul mio libro sono citate in bibliografia tutte le vostre pubblicazioni, che ho letto, fino al 20 aprile. Come giustamente afferma, dopo ogni pubblicazione, la ricerca è andata avanti. Ora vorrei dati aggiornati sulla ricerca che non è ancora stata pubblicata, per informare i cittadini. Al link che mi ha dato e relativo al convegno dello scorso ottobre in Gallipoli non ci sono informazioni esaustive sui “dettagli tecnici” che cerco. Ossia, le chiedo: i risultati di ogni singolo test; vorrei poi conoscere la proporzione dei test in conflitto tra loro (che allo stato delle conoscenze pubblicate potrebbero essere lo 0.01% come il 99%; vorrei infine capire/sapere come vi comportate nel caso di test contraddittori.

 

3) Può illustrarci i primer utilizzati?

BOSCIA: Con riferimento al ricorrente dubbio sui primers utilizzati (così come affermato nel suo libro) le specifico che tra i primers utilizzati ci sono quelli identificati con la sigla RST. Questi primers sono utilizzati sin dal 1994 a livello mondiale per la diagnosi d Xf, la maggior parte dei first report di Xf si basano sulla identificazione del batterio mediante l’utilizzo di detti primers. Essi risultano pertanto i primer più ampiamente validati a livello internazionale, tanto da essere inclusi nei protocolli ufficiali EPPO. In aggiunta, è importante sottolineare che la specificità dei primers utilizzati è ampiamente supportata dal sequenziamento degli ampliconi, prova incontrovertibile che trattasi di amplificazioni di regioni del genoma di Xf. E questo è verificabile attraverso tutti gli “accession number” riportati in tutti i lavori sinora pubblicati sul CoDiRO. Circa questo aspetto, immagino che il suo esperto del museo di Brussels le avrà riferito le risposte ricevute da diversi esperti internazionali da lui contattati al fine di redigere una “letter to the editor” sull’analisi critica degli approcci diagnostici utilizzati in Puglia. Le risposte non necessitano ulteriori commenti, se non l’invito a dimostrare con metodi scientifici le criticità ed argomentazioni sollevate nei confronti delle procedure diagnostiche adoperate.

MASTROGIOVANNI: La prassi e la deontologia giornalistica impone che ci si documenti anche chiedendo pareri ad esperti esterni ed è quello che ho fatto nel mio libro, non solo chiedendo al dott. Massimiliano Virgilio (che lei impropriamente definisce “il mio esperto di Bruxelles”, ma anche, per esempio, a Nunez (che conoscerà sicuramente, essendo uno dei massimi esperti mondiali di xylella) e ad altri ricercatori e agronomi. Ognuno, ovviamente, nel rispetto degli ambiti e delle competenze. Se la “letter” del dott. Virgilio cui lei fa riferimento è pubblicata ne chiederò copia, per darne notizia. Ma “l’invito a dimostrare con metodo scientifici , ecc” non devo rivolgerlo a me (e perché poi?): le dimostrazioni spettano, tutte, a voi. Ma dovete darne conto a me (come giornalista), perché io ne possa dare notizia. Non invertiamo i ruoli per favore. Quindi la esorto nuovamente a darmi le risposte e i dati che cerco.

 

4) sul sito sit.Puglia ci sono le mappe gps con l’indicazione degli alberi infetti: le mappe si basano su analisi di laboratori (se si, quali) o su analisi visive?

BOSCIA: Questo lo chieda alla Regione

MASTROGIOVANNI: Va bene, chiederò alla Regione se le mappe si basano su analisi di laboratori o su analisi visive. Ma a lei chiedo: è in possesso di dati relativi al totale degli alberi positivi a xylella?    Se si, le chiedo di fornirmeli perché non sono pubblicati in nessun documento ufficiale e in nessuna delle vostre pubblicazioni scientifiche. Se mi sbaglio, o se in buona fede m’è sfuggita una qualche pubblicazione, la prego di fornirmela.

 

5) La Decisione di esecuzione fissa alcuni paletti: la provincia di Lecce è zona infetta, bisogna sradicare le piante ospiti anche sane nel raggio di 100 metri, ecc. come hanno elaborato tali decisioni (anche così precise) in assenza degli studi su menzionati? 

BOSCIA: Questo lo chieda alla Commissione UE

MASTROGIOVANNI: Va bene lo chiederò alla Commissione, ma a lei chiedo di fornirmi le relazioni che ha prodotto ad oggi per il Servizio fitosanitario regionale e per l’Osservatorio regionale. Le chiedo anche di fornirmi la sua prima relazione, citata nella delibera di giunta 2023 del 29 ottobre 2013.

 

6) Ritiene che siano misure adatte a contrastare la diffusione del batterio?

BOSCIA: idem come sopra

MASTROGIOVANNI: Lo chiederò alla Commissione, ma le chiedo di fornirmi, perché possa dare notizia delle relative risultanze, pubblicazioni e relazioni da voi elaborate in relazione allo studio del vettore.

 

7) Se si deve sradicare nel raggio di 100 metri, che cosa succederà a 101 metri? Ci saranno garanzie che né il batterio né il vettore saranno presenti a 101 metri?

BOSCIA: Anche questo lo chieda alla Commissione UE

MASTROGIOVANNI: Lo chiederò alla Commissione, ma le chiedo di fornirmi gli studi sulla biologia del patogeno e sull’ecologia del vettore, da voi elaborati.

 

8) La decisione di esecuzione parla di “caso isolato”, specificando nelle premesse che se si tratta di “casi isolati” non c’è l’obbligo di demarcare le aree né di intraprendere le azioni di contenimento ed eradicazione. Come fare a stabilire se si si tratta di casi isolati o no? 242 alberi infetti su 16mila campioni (dati che risultano dai verbali degli ispettori Ue) sono casi isolati o no?

BOSCIA: Lei continua a rimestare sul confronto tra 242 infetti e 16.000 analizzati derivanti dal monitoraggio regionale. Io ho provato a spiegare in innumerevoli occasioni il criterio di lettura di quei dati ed il fatto che non siano utilizzabili per stimare l’incidenza di Xylella nelle aree contaminate. Evidentemente se quello che affermo non viene preso in considerazione vuol dire che il mio interlocutore non crede a quello che dico. A queste condizioni per me non ha nessun senso reiterare la risposta.

MASTROGIOVANNI: Gentile prof, abbia la cortesia di ripeterlo per favore, in modo che possa pubblicarlo. Non so a quali convegni si riferisca: non possedendo il dono dell’ubiquità, non posso inseguirla in tutti i suoi convegni nella speranza che fornisca informazioni utili ai cittadini. Dunque le chiedo:

  1. Mi fornisca per cortesia per iscritto il suo “criterio di lettura” di quei dati, gli unici disponibili ad oggi.
  2. Mi spieghi come stimare, ai dati in vostro possesso (che qui vi chiedo di fornirmi) come utilizzare tali dati per valutare il livello di incidenza di xylella nelle aree monitorate.

Nel link che mi ha fornito relativo al convegno di Gallipoli del 2014 non ci sono i dettagli che sto qui a chiederle. Non c’è, al link che lei mi ha fornito, la percentuale di incidenza dell’infezione, il totale dei campioni né il totale degli alberi infetti. Quindi le rifaccio la domanda: La decisione di esecuzione parla di “caso isolato”, specificando nelle premesse che se si tratta di “casi isolati” non c’è l’obbligo di demarcare le aree né di intraprendere le azioni di contenimento ed eradicazione. Come fare a stabilire se si si tratta di casi isolati o no? 242 alberi infetti su 16mila campioni (dati che risultano dai verbali degli ispettori Ue) sono casi isolati o no?

 

9) Potrei avere i verbali dell’ultima ispezione Ue, dal momento che si tratta di verbali pubblici?

BOSCIA: Non posso trasmettere dei verbali che non ho. Sarà cura dell’FVO renderli pubblici non appena definitivi.

 

10) Potrei avere le slides che avete proiettato all’ultimo convegno, relative ai primi steps della prova di Koch in modo da poterle pubblicare? Credo sia un servizio informativo utile a tutti.

BOSCIA: Non so a quale convegno si riferisca. Le mie dichiarazioni circa di test di patogenicità si sintetizzano in “sono stati avviati e sono in corso”. Non ho altro da aggiungere

MASTROGIOVANNI: Mi riferisco al convegno del 26 giugno scorso presso l’Università di Bari. Può fornirmi le slides e/o la relazione che avete presentato come CNR?

 

By | 2015-07-22T18:03:08+00:00 luglio 23rd, 2015|Xylella report|0 Comments

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