Motta: “Ci sono 9 xylelle ma nessuna emergenza. Dalla Regione false dichiarazioni alla Ue”

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Motta: “Ci sono 9 xylelle ma nessuna emergenza. Dalla Regione false dichiarazioni alla Ue”

di Marilù Mastrogiovanni

Nessuna emergenza, ma una falsa rappresentazione della realtà da parte degli organi istituzionali deputati a comunicare con la Ue e da parte dei Centri di ricerca baresi. Dunque gli alberi d’ulivo sui quali pende l’ordinanza di abbattimento del commissario straordinario per l’emergenza xylella, Giuseppe Silletti, sono stati sequestrati preventivamente (con facoltà d’uso per garantirne la cura e la raccolta delle olive da parte dei proprietari) per impedire che si sradichino sulla base di decisioni poggiate su falsi presupposti, sia scientifici sia, di conseguenza, amministrativi.

Questo emerge dalla conferenza stampa di oggi, nel corso della quale il capo della procura di Lecce Cataldo Motta ha fissato i primi paletti di un’indagine condotta con ritmo serrato in un anno e mezzo e partita dall’esposto di due associazioni: Forum ambiente e salute e Spazi popolari.

“Siamo partiti dagli esposti ma poi le indagini hanno preso una piega diversa – ha tenuto a precisare il procuratore – agendo, come sempre accade, in maniera autonoma”.

cartello sostegno magistrateIl decreto di sequestro preventivo elenca i nomi degli indagati e le ipotesi di reato (CLICCA QUI).

Le indagini, coordinate dalle pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci, che hanno incaricato un pool di esperti per verificare i presupposti scientifici su cui si sono basate le decisioni prese dalla Regione Puglia e comunicate alla Ue, hanno riscontrato l’esistenza sul territorio di ben 9 ceppi di xylella fastidiosa, non uno solo, come affermato dai ricercatori del CNR.

Questo induce a concludere che è molto verosimile che la xylella sia presente nel Salento da molto tempo e che si sia nel tempo mutata geneticamente, come è normale facciano i batteri per adeguarsi all’ambiente in cui vivono. Oppure che sono state introdotte più tipologie di xylella che poi si sono mescolate tra loro.

Il consulenti tecnici della procura avanzano diverse ipotesi, che illustreremo in un’altra puntata.

Di certo si può affermare che diversi tipi di xylella sono presenti da molti anni e da molto tempo prima rispetto a quando è stata comunicata la sua presenza alla Ue da parte dell’Istituto fitosanitario regionale, cioè il 15 ottobre 2013.

motta e mignone procure lecce xylellaDi fatto vengono a cadere i presupposti per chiedere l’emergenza e la calamità naturale, in base alle quali si sta già usufruendo di ingenti fondi pubblici. Si tratterebbe di indebita percezione di finanziamenti ministeriali ed europei?

Le indagini su questo e su molto altro sono ancora aperte, inclusa l’analisi di svariati terabyte di memoria dei pc sequestrati al CNR di Bari, ancora sotto la lente d’ingrandimento della procura (CLICCA QUI); per ora non è ipotizzato il dolo, semplicemente perché è difficile provarlo, ma sono ipotizzati “solo” la “colpa”, l’imperizia, la superficialità, la negligenza.

“E’ anche da precisare – ha dichiarato Cataldo Motta – che la Ue non impone di sradicare gli alberi e che anzi l’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha precisato che sradicare gli alberi non serve per eradicare il batterio, eppure è stata una scelta della Regione Puglia, quella di sradicare gli ulivi per bloccare l’avanzamento della presunta infezione da xylella”.

La “Ue è stata indotta in errore in base a dati impropri e non del tutto esatti comunicati dagli uffici regionali”, ha detto Motta.

In una parola: sono state prodotte false dichiarazioni alla Ue.

Inoltre, ha detto Motta, le piantine di vite infettate da xylella fastidiosa per l’ormai famigerato seminario del 2010 tenutosi presso lo Iamb di Valenzano, sono entrate in Europa senza “passaporto verde”, cioè senza alcuna autorizzazione.

Abusive.

conferenza stampa xylellaCapiremo fra un po’, dai diversi filoni d’indagine, come è possibile che questo sia potuto accadere e anche come è possibile che piantine abusive siano poi state eliminate (così emerge dai documenti) a norma di legge.

Il colpo di scena è stato che la procura è riuscita, con i suoi periti, a dimostrare con la logica e senza effettuare l’attesa prova di patogenicità del batterio xyella fastidiosa sugli ulivi (prova che ancora manca), che non c’è relazione diretta tra la presenza del batterio e il disseccamento.

“Abbiamo fatto delle analisi su ulivi sani, cioè senza sintomi di disseccamento, e c’era xylella; abbiamo fatto le stesse analisi su ulivi con gravi sintomi di disseccamento e la xylella non c’era”, ha detto Motta.

Il Piano Silletti bis dunque è definitivamente fallito: da una parte il sabotaggio dei cittadini, che hanno bloccato le ruspe, ponendo i loro corpi tra i mezzi meccanici e gli alberi, occupando le strade e la ferrovia; dall’altra le decine di ricorsi al Tar e i due ricorsi alla Corte di giustizia europea; infine la Procura, che ha bloccare lo sradicamento degli ulivi, sequestrandoli.

Questa è solo la punta dell’iceberg del grande affaire xylella fastidiosa, le indagini proseguono e c’è da star certi che altri colpi di scena seguiranno.

Il problema è che, come sempre accade in Italia, si possono perseguire gli esecutori di un delitto, ma i mandanti sono difficili da trovare.

Dovranno però, al di là delle indagini della Procura, dare conto ai pugliesi i responsabili politici di questo scempio:

– l’allora presidente della regione Puglia Nichi Vendola

– l’ex assessore regionale Fabrizio Nardoni,

il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, che dovrebbe immediatamente dimettersi (avendo comunicato falsità alla Ue e avendo speso soldi pubblici per un’emergenza e una calamità che non ci sono),

– l’ex assessore regionale (attualmente senatore) Dario Stefàno,

l’ex presidente della Commissione agricoltura Paolo De Castro e attuale direttore scientifico del Ciheam, organismo internazionale cui fa capo lo Iam.

Alla prossima puntata.

 

 

By | 2015-12-19T16:24:00+00:00 dicembre 19th, 2015|Xylella report|0 Comments

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