Presa Diretta, il caso xylella. Era vera emergenza?

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Presa Diretta, il caso xylella. Era vera emergenza?

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Le studentesse del progetto “Alternanza scuola-lavoro” che per 12 giorni (60 ore) frequenteranno la redazione del Tacco d’Italia, hanno trascritto i testi della trasmissione “Presa diretta” su “Il caso xylella”. Hanno appreso la differenza tra speakerato e dialoghi in presa diretta e voci fuori campo. Hanno anche appreso alcune basilari regole di editing, indispensabili nella pubblicazione di un testo. Hanno anche cominciato a riflettere sul concetto di paesaggio come “bene comune” e sul concetto di identità legata al paesaggio che dunque va tutelato. Valori, questi, sanciti dalla Costituzione italiana. Poi, loro stesse, hanno pubblicato il testo che state leggendo sul sito di Xylella report, utilizzando la piattaforma WordPress. Ora passeranno a scrivere un piano di storytelling per rilanciare sui social network i contenuti dell’inchiesta di Presa diretta. Tutta la loro attività, poi, sarà pubblicata su un “Diario di bordo” sulla pagina Facebook del Tacco d’Italia.

Loro sono: Federica Trovè, Francesca Reho, Sara Stefano, Siria Stefano, Beatrice Stefano, e frequentano il Liceo delle Scienze umane di Casarano (Lecce). Seguitele e fate il tifo per loro!

è  un racconto di Riccardo Iacona con Giuseppe Laganà, Raffaella Pusceddu, Elena Stramentinoli, Antonella Bottini, Elisabetta Camilleri, Irene Sicurella, Cristiano Forti, Andrea Vignali, con la collaborazione di Marilù Mastrogiovanni

RICCARDO IACONA

Siamo in Puglia, la regione con più ulivi al mondo, 60 milioni secondo le stime, 11 milioni solo in Salento. Circa 5 milioni sono secolari, 300mila quelli censiti come monumentali, alberi cioè che arrivano a superare i 1000 anni d’età. Ma questo mare di alberi rischia di scomparire. Vedete, gli ulivi sono diventati completamente secchi.

Secondo i ricercatori del CNR di Bari un ruolo importante in questo disseccamento potrebbe averlo la xylella, un batterio scoperto nell’ottobre del 2013 nel Salento. Il batterio viene portato e diffuso da un insetto chiamato cicala sputacchina ”, che si nutre della linfa degli alberi e così facendo trasmette il batterio da pianta a pianta.

Il batterio, una volta entrato, blocca il flusso di linfa facendola letteralmente morire di sete. Per arginare l’epidemia la principale soluzione consigliata dagli scienziati, dalle autorità italiane e da quelle europee, è questa che vedete, abbattere le piante malate. Qui siamo nella proprietà della signora Pezzuto, nella Provincia di Lecce.

SIGNORA PEZZUTO

L’albero di ulivo è come se fosse una persona, è uno spettatore, è un testimone non giudicante di quello che sono state le storie delle persone. E non c’è indennizzo che tenga, non c’è indennizzo che tenga. Ma secondo lei un albero di 300-400 anni può valere 150 euro?

RICCARDO IACONA

Sul caso xylella è scoppiata poche settimane fa la bomba delle inchieste della Procura di Lecce che ha iscritto nel registro degli indagati i principali protagonisti che hanno gestito l’emergenza xylella, tutti i dirigenti regionali, il commissario all’emergenza di nomina governativa e persino gli scienziati. Questa sera cercheremo di capirne qualcosa di più.

Buonasera a tutte e a tutti e bentornati a Presa Diretta. Serata ricca questa sera, perché dopo la xylella parleremo di truffe ai fondi europei per l’agricoltura, e Raffaella Pusceddu ci racconterà che in Sicilia milioni di euro finiscono direttamente nelle mani della mafia. E poi chiudiamo con Elena Stramentinoli, la legge 194 , quella sull’interruzione volontaria di gravidanza. Elena Stramentinoli ci farà vedere quanto difficile e inutilmente doloroso per le donne italiane è diventato abortire, perché in Italia l’obiezione di coscienza arriva in media al 70 % e in alcune regioni arriva al 90 % . Intanto apriamo i nostri social , scrivete utilizzando l’ hashtag #PresaDiretta e torniamo in Puglia perchè il viaggio di Peppe Laganà ha cominciato la sua inchiesta nove mesi fa, nell’ Aprile del 2015, quando gli agricoltori avevano cominciato a protestare contro l’abbattimento degli ulivi. Qual è la partita in gioco?  Una delle principali risorse della Puglia è anche la sua bellezza.

GIUSEPPE LAGANA’

Secondo il piano emergenziale, per contenere la diffusione della xylella, bisogna estirpare 3103 piante. In questa proprietà gli alberi da abbattere sono 54. Una volta tagliati si sezionano i tronchi e si bruciano i rami e le foglie. Non deve rimanere nulla di infetto. Il signor Luciano Pezzuto è venuto all’alba nel suo uliveto di 500 piante per raccogliere le ultime olive dei suoi alberi: dovrà abbatterne 186 e può dirsi fortunato perché molti proprietari hanno tagliato senza neanche poter raccogliere le olive e quella del 2015 è stata un’ottima annata. Gli attivisti e i tanti agricoltori che sono contrari all’abbattimento degli alberi, passano di campo in campo e dove prima c’era un albero mettono una croce. In queste immagini girate nell’aprile del 2015, siamo a Veglie nella provincia di Lecce. Vedete, si sono dati tutti appuntamento negli uliveti e sono rimasti così per un mese a fare la guardia alle loro piante, notte e giorno. Gli agricoltori ce l’hanno con Giuseppe Silletti, commissario all’emergenza xylella, perché dicono che il suo piano è fatto soprattutto di tagli.

AGRICOLTORE 1

La maggior parte dei fondi sono stati destinati all’estirpazione. Si sta partendo solo da questo, questo è un albero che sarà estirpato, dicono che sia risultato positivo al test della xylella.

GIUSEPPE LAGANA’

E voi vi opponete a questa estirpazione per quale motivo? Se questo è un albero infetto, voglio dire, potrebbe infettare altri alberi..

AGRICOLTORE 1

Ci opponiamo perché al momento non esiste ancora una pubblicazione scientifica e nessun dato certo che dica che la xylella faccia seccare gli alberi d’ulivo.

AGRICOLTORE 2

Dei 1750 prelievi fatti nella zona di Gallipoli, epicentro dell’epidemia soltanto 21 erano affetti da xylella e gli altri 1729 perché erano seccati? Allora non ci sono certezze scientifiche, è tutto falso!

AGRICOLTORE 1

Bisogna fare delle analisi complete e non limitarsi ad un unico batterio, così come per il corpo: è come quando una persona si fuma quattro pacchetti di sigaretta al giorno, si tratta male da una vita, mangia male e di conseguenza prende l’influenza, di chi è la colpa? Del batterio? Forse si, ma va approfondita la questione

AGRICOLTORE 3

Io credo “ca la colpa la tinimu nui” (la colpa è nostra, ndr) non del batterio

GIUSEPPE LAGANA’

In che senso?

AGRICOLTORE 3

Perché i terreni “nu se portane chi comu se portavane prima” (non si conducono più come un tempo, ndr)

GIUSEPPE LAGANA’

E come si portavano prima?

AGRICOLTORE 3

Si aravane, si putavane, si mmunndavane, se facia…” (Si aravano, si potavano,si rimondavano, si faceva molto). Secondo me sono queste le malattie, non la malattia..

GIUSEPPE LAGANA’

Perché non si è fatto più?

AGRICOLTORE

Perché non si pota più? Perché non “c’è prezzo di olive” (cioè non l’olio viene pagato poco, non conviene più raccoglierle, i campi si abbandonano, ndr)

GIUSEPPE LAGANA’

Nonostante le proteste, i piani di radicazione continuano, anzi aumentano le piante che andrebbero tagliate. A settembre 2015 il commissario emana una nuova disposizione: per evitare che l’epidemia si diffonda al Nord, nel brindisino per ogni pianta malata c’è l’obbligo di radere al suolo tre ettari di uliveto tutt’ intorno.

*Folla protesta*

GIUSEPPE LAGANA’

Qui siamo a Torchiarolo, piccolo comune della provincia di Brindisi, anche qui sono stati trovati casi di piante attaccate da xylella, e adesso secondo il nuovo piano bisognerebbe abbattere ettari ed ettari di oliveti.

AGRICOLTORE DI TORCHIAROLO

Io ho fatto questo esempio: se a casa in una famiglia di uno di noi, c’è uno che sta morendo e non si può fare niente per non morire, tutto il resto del nucleo della famiglia facciamo morire?

*Folla:Torchiarolo, Torchiarolo, Torchiarolo!*

GIUSEPPE LAGANA’

Per far sentire la propria voce gli abitanti di Torchiarolo bloccano la statale che collega Lecce a Brindisi

*Coro protesa: Giù le mani dai nostri ulivi! Giù le mani dai nostri ulivi!..*

GIUSEPPE LAGANA’

Ed ecco cosa succede quando si abbattono per ogni pianta tre ettari: qui siamo nella tenuta Tormaresca, di proprietà dei marchesi Antinori. In questa tenuta erano state trovate 8 piante infette e tutt’attorno ne sono state tagliate 650; 650 olivi ancora sani e carichi di frutto. A Bari nel palazzo del Corpo forestale c’è l’ufficio di Giuseppe Silletti il commissario all’emergenza xylella. Quando lo incontro era già partita l’inchiesta della Procura di Lecce ma Silletti non era stato ancora iscritto nel registro degli indagati. Appresa la notizia del suo coinvolgimento nelle indagini della Procura a dicembre ha rassegnato le sue dimissioni.

GIUSEPPE SILLETTI-CORPO FORESTALE DELLO STATO

Questa è la situazione della xylella nella provincia di Lecce nell’Aprile del 2014      

GIUSEPPE LAGANA’

La prima cosa che mi dice Silletti è che in poco  più di un anno l’epidemia di  xylella è cresciuta in modo esponenziale e i Comuni infetti in Puglia sono passati da 19 a 60

GIUSEPPE SILLETTI

A Trepuzzi l’anno scorso sono state tolte 64 piante, non ha funzionato ed oggi il piano ne prevede 800 circa. Però vi posso dare in anteprima i risultati del laboratorio, siamo arrivati ad oltre 2000 piante e il risultato concreto lo potremmo avere se riusciamo noi ad abbattere tutte le piante malate; poi il clima con cui ci troviamo, qua se decidi di abbattere anziché una, due piante ti danno addosso tutti quanti

GIUSEPPE LAGANA’

E’ stata fatta, secondo lei, sufficientemente ricerca?

GIUSEPPE SILLETTI

E’ tutto da fare, è tutto da ostruire… Ovviamente stiamo andando avanti sul dettato di Legge magari non coadiuvato da indagini scientifiche… che sono indispensabili per capire… anche con il nostro comportamento

GIUSEPPE LAGANA’

Ecco, questo, questo è anche un po’ grave. Voglio dire c’è una legge che sta dicendo fate delle cose ma non sappiamo se va bene, questo è!

GIUSEPPE SILLETTI

Questo è. E può essere anche un problema…

GIUSEPPE LAGANA’

Qui siamo al Cnr di Bari, questo è l’Istituto per la protezione sostenibile delle piante diretto dal dottor Donato Boscia, anche lui adesso messo sotto indagine dalla Procura di Lecce. Donato Boscia fa parte anche del Comitato tecnico scientifico che dovrebbe guidare l’azione del commissario Silleti. Che il batterio della xylella sia presente anche in Puglia e che danneggi gli alberi non  c’è dubbio, quello che qui si cerca è la prova scientifica che la xylella sia l’unico responsabile del disseccamento degli ulivi.  Ma questa prova non è stata trovata.

DONATO BOSCIA

Non abbiamo la prova col test di patogenicità che ci dica che  xylella è l’unico responsabile del disseccamento che si sta osservando sugli ulivi. Noi consideriamo abbastanza verosimile che la presenza di altri organismi tipo alcuni funghi del legno di specie diverse siano sicuramente quantomeno degli aggravatori

GIUSEPPE LAGANA’

E gli abbattimenti delle piante servono ad arginare l’epidemia?

DONATO BOSCIA

Credo che non ci sia nessuna garanzia che il piano, anche se attuato in pienezza, possa essere in grado di bloccare l’epidemia. Questa in questo momento è l’unica carta disponibile dal punto di vista tecnico per tentare di bloccare l’epidemia

GIUSEPPE LAGANA’

Boscia non è per niente ottimista sul decorso dell’epidemia. Per lui l’olivicoltura del Salento è spacciata

DONATO BOSCIA

E’ andata: perché per quello che abbiamo osservato, lì in 7-8 anni resteranno soltanto le isole verdi di questo germoplasma che sembra resistente, tipo un leccino, queste cose qua. A questo punto che facciamo? Restiamo altri otto anni a sperare in un miracolo che non arriverà? O vogliamo prendere il toro per le corna, sederci a tavolino e pensare come ripensare e rilanciare l’agricoltura Salentina?

GIUSEPPE LAGANA’

Cioè, togliendo gli ulivi e mettendo un’altra cosa?

DONATO BOSCIA

E mettendo,  che ne so,c’è la viticoltura che è immune da questo batterio; ci sono tutta una serie di coltivazioni orticole che possono essere promosse

GIUSEPPE LAGANA’

E gli alberi monumentali?
DONATO BOSCIA

Si può anche lasciare, come museo, 50 alberi e dire : “Questi sono i tronchi di quello che erano gli alberi”…però, quando muore una pianta, che cosa ci possiamo fare?

GIUSEPPE LAGANA’

La drammatica previsione di Boscia, di un Salento senza ulivi, si è già realizzata vicino a Gallipoli, nella zona de I Sauli. Su queste terre, dove vedete, sono migliaia le piante morte. Questo è proprio l’epicentro dell’epidemia, dove sono apparsi i primi disseccamenti già nel 2011, due anni prima che si scoprisse la Xylella e tre anni prima che si cominciassero a tagliare le piante.  Silvio Schito, anche lui sotto indagine della procura di Lecce, è l’attuale responsabile dell’Osservatorio regionale fitosanitario. Gli chiedo: ‘Come mai non si sono accorti prima del 2013 del disseccamento degli ulivi?’

SILVIO SCHITO-RESPONSABILE DELL’OSSERVATORIO FITOSANITARIO

Noi siamo intervenuti solo nel 2013, non nego che i disseccamenti ci fossero già da prima, però noi non eravamo stati coinvolti. A me non sembra costruttivo andare a trovare i colpevoli adesso di ‘chi?’ o ‘per che cosa?’ non si è fatto qualcosa; magari è più grave adesso dire ‘perché non si fa qualcosa? Chi è che lo impedisce? Chi è che sta remando contro per impedire all’Osservatorio fitosanitario di attuare la lotta obbligatoria’?

GIUSEPPE LAGANA’

La lotta obbligatoria è quella imposta dall’Unione Europea, cioè tagliare le piante per fermare l’epidemia, ma lo stesso Schito,in questa lettera inviata nel 2015 in Europa, criticava aspramente le politiche dei tagli. Scriveva che tagliare tutte le piante per 100 metri intorno a quelle malate era un provvedimento devastante e privo di efficacia

SILVIO SCHITO

All’epoca l’Unione Europea voleva abbattere le piante per un raggio di 200 metri intorno alle piante infette, c’era una sorta di trattativa tra noi e l’Unione Europea. Per cui, per ottenere almeno i 100 metri, noi contestammo anche i 100 metri

GIUSEPPE LAGANA’

Ma oggi la reputa una buona decisione lei?

SILVIO SCHITO

In assenza di sistemi alternativi, di cure nei confronti dell’ulivo ritengo che sia l’unica cosa da fare oggi

GIUSEPPE LAGANA’

Non la pensa così il procuratore capo di Lecce Cataldo Motta, che ha deciso di indagare i principali protagonisti della gestione del caso Xylella, scienziati compresi. L’indagine della Procura si avvale di una consulenza scientifica che dice che ‘non c’è alcuna prova che sia la Xylella a causare il disseccamento’

CATALDO MOTTA-PROCURATORE CAPO

Noi abbiamo svolto degli accertamenti, in virtù dei quali si è verificato che non in tutti gli ulivi colpiti dal disseccamento rapido è presente la Xylella, e viceversa ci sono ulivi nei quali abbiamo accertato la presenza del batterio senza la sindrome del disseccamento rapido. Il disseccamento rapido dell’ulivo non sembra essere strettamente legato alla presenza del batterio: ci sono i funghi, ci sono modalità di coltivazione che possono aver generato questa stessa sindrome

GIUSEPPE LAGANA’

Quindi anche un impoverimento biologico dei terreni?

CATALDO MOTTA

Non solo un impoverimento biologico dei terreni, ma la diminuzione delle difese immunitarie della stessa pianta, che comporterebbe quindi anche lo stato di abbandono di alcuni territori di alcuni oliveti,  oltre che agenti patogeni di altro genere,oltre che la stessa Xylella, ma non la Xylella esclusiva responsabile di questa situazione. In questo caso l’intervento di eradicazione non avrebbe nessun senso, come non avrebbe nessun senso la quarantena del batterio e i provvedimenti legati come la fascia di rispetto di un centinaio di metri rispetto agli ulivi che presentano la sindrome da disseccamento rapido. Non è provato nemmeno da quanto tempo il batterio sia in Salento, abbiamo accertato che sono stati, per esempio, che sono stati trovati nove ceppi del batterio originario che sono mutati e la mutazione richiede un certo periodo di tempo, quindi questo lascerebbe intendere che il batterio è presente da molti anni

GIUSEPPE LAGANA’

Su dieci indagati, cinque sono scienziati. Perché indagare gli scienziati quando poi è la scienza a dover dare delle risposte sulla Xylella?

CATALDO MOTTA

Consentitemi di non rispondere perché entriamo poi nella scelta del Pubblico Ministero che riguarda delle eventuali responsabilità individuali

GIUSEPPE LAGANA’

Ma c’è un problema legato proprio alla gestione scientifica della materia Xylella?

CATALDO MOTTA

Forse quello che è mancato è stato una sorta di umiltà che avrebbe potuto condurre a dare un maggior rilievo, una maggiore importanza al confronto di idee, al confronto scientifico. Secondo me sarebbe stato opportuno scegliere, come invece non è accaduto, tra le varie soluzioni, quella meno dannosa e invece si è partiti dalla soluzione più radicale che è quella, appunto, dell’estirpazione della pianta

GIUSEPPE LAGANA’

Dopo la pubblicazione del vostro decreto l’Unione Europea si è espressa e ha detto ‘bisogna continuare ad abbattere gli alberi’

CATALDO MOTTA

L’Europa potrebbe essere stata tratta in errore nel dare quelle indicazioni che riguardano le modalità con le quali far fronte a questa situazione che abbiamo detto non essere stata di emergenza. Io son convinto che i dati che sono in possesso dell’Unione Europea non sono quelli maggiormente attendibili, non sono quelli che noi abbiamo ricavato dalle attività di consulenza

GIUSEPPE LAGANA’

Perché fra gli indagati non c’è nessun politico?

CATALDO MOTTA

Come si dice in questi casi, no comment

GIUSEPPE LAGANA’

C’è una responsabilità politica secondo lei, ci potrebbe essere?

CATALDO MOTTA

No, guardi, con questo entriamo nell’ indagine…non mi è consentito parlarne

GIUSEPPE LAGANA’

Una cosa è sicura, in questi anni di emergenza xylella, tutti i soldi sono stati impegnati per le procedure di contenimento del batterio e pochissimo per la ricerca. 13,6 milioni tutti impegnati per l’emergenza e solo 170 mila euro per studiare la xylella. Niente invece per mettere in campo cure alternative, eppure….. Francesco Lops, ricercatore dell’ università di Foggia, con i quattro soldi dell’università e con il sostegno del COPAGRI, la confederazione produttori aagricoli, sta provando sulle piante un mix di 13 prodotti fitosanitari diversi e i risultati sono molto incoraggianti

FRANCESCO LOPS- RICERCATORE DELL’UNIVERSITA’ DI FOGGIA

Concimi, un minerale aiuta oppure anche dei biostimolanti e ora qualche induttore di resistenza

GIUSEPPE LAGANA’

E come si rende conto che questa pianta sta iniziando un pochettino a riprendersi?

FRANCESCO LOPS

Il fatto stesso che la vegetazione  sia rispuntata vuol dire che quella porzione ha riacquistato vitalità, anche dalla lunghezza dei rami. L’altro indice che abbiamo preso in considerazione è la capacità fotosintetizzante

GIUSEPPE LAGANA’

Facciamo una prova per vedere che livello di clorofilla c’è per esempio in questa pianta

FRANCESCO LOPS

Questo 105

GIUSEPPE LAGANA’

Siamo andati quindi a confrontare il valore con una pianta non trattata

FRANCESCO LOPS

46 rispetto a 105

GIUSEPPE LAGANA’

Quindi gli ulivi sembrano riprendersi, ma stiamo parlando di dati preliminari che necessitano di un ulteriore verifica. Un’ altra sperimentazione è quella portata avanti dall’ equipe del professor  Marco Scortichini del Consiglio per la ricerca in agricoltura di Caserta del ministero per le Politiche agricole. In questo caso è previsto l’impiego di un unico prodotto fitosanitario che per ora in laboratorio riesce ad eliminare la xylella. Queste fotografie rappresentano gli alberi prima del trattamento…e dopo il trattamento

MARCO SCORTICHINI- PROFESSORE

Si assiste nelle piante trattate a una notevole, se non una scomparsa totale, dei nuovi sintomi del disseccamento; al contrario nelle piante non trattate si è assistito in tutti e tre i campi prova ad un aumento esponenziale della malattia

GIUSEPPE LAGANA’

Avvocato, lei ha fatto delle analisi del terreno e ha scoperto che biologicamente questo terreno è desertico, quasi

ANTONIO CONTE-AVVOCATO

E’ desertico, c’è poca sostanza organica, nel 2014 abbiamo appurato anche la presenza dei metalli pesanti

GIUSEPPE LAGANA’

L’uliveto dell’avvocato Antonio Conte è stato uno dei primi ad ammalarsi, già a partire dal 2008, e oggi tutte le piante sono morte. Antonio Conte è convinto che in tutto questo centri anche lo stato dei terreni.

ANTONIO CONTE

Comunque noi abbiamo martirizzato i terreni con diserbanti, glifosate, diserbanti e quant’altro e a quello poi si aggiunge anche probabilmente la falda inquinata, ma questa è solo una mia supposizione però comunque a 40 cm abbiamo trovato presenze preoccupanti di nichel e di piombo . Perché è diventata un’agricoltura più comoda e poi comunque ci si è ritorto tutto contro perché la materia organica non c’è più

GIUSEPPE LAGANA’

Ma è vero che esiste una correlazione tra l’abbandono dei terreni e la sindrome del disseccamento rapido dell’ulivo ? Siamo andati a Ferrandina per incontrare il professor Cristos Xiloiannis, agronomo dell’università della Basilicata

CRISTOS XILOIANNIS-AGRONOMO UNIVERSITA’ BASILICATA

I suoli agricoli, del Sud Italia in particolare, sono morti dal punto di vista microbiologico perché non contengono più sostanza organica e in particolare nel Salento dove ci sono, c’è il problema della xylella lì con l’uso dei pesticidi, con l’uso dei diserbanti in particolare hanno creato deserto; è un sistema vulnerabile. Appena oggi abbiamo la xylella, ma domani, fra due anni arriverà un’altra malattia, se trovano situazioni diciamo di un sistema debole lo colpisce subito

GIUSEPPE LAGANA’

Per affrontare le malattie, quindi, bisogna rafforzare il sistema immunitario delle piante, questo pensa il professore ed è quello che fanno con questa ricerca in campo  aperto. Da 15 anni  il professore e i suoi ricercatori arricchiscono questa terra

CRISTOS XILOIANNIS

Abbiamo preparato un piano di concimazione guidata, sulla base dell’esigenze delle piante, sulla base di quello che contiene l’acqua, abbiamo aggiunto qualche cosa e poi abbiamo fatto una potatura leggera tutti gli anni, in confronto con Salento che c’erano centinaia di ettari abbandonati

GIUSEPPE LAGANA’

Ogni quanto si faceva la potatura?

CRISTOS XILOIANNIS

Ogni 5-6 anni…quando la facevano. Il legno della potatura viene trinciato, lasciato dentro. Questa è tutto sostanza organica, carbonio. Dopo 15 anni di sperimentazione abbiamo triplicato la produzione per ettaro

GIUSEPPE LAGANA’

Per il professore Xiloiannis,nel Salento non bisognava tagliare le piante, ma salvarle e curarle

CRISTOS XILOIANNIS

Dovevamo impostare subito prove su campo, cosa che non abbiamo fatto. Allora il piano Silletti per essere applicato dovrebbe andare a tagliare tutte le altre piante ospiti, entrare nei giardini delle case, entrare nel verde pubblico urbano e tagliare tutto. E’ inapplicabile

GIUSEPPE LAGANA’

E il rischio qual è?

CRISTOS XILOIANNIS

Tagliano gli alberi e non risolvono la questione e non la risolveranno la questione

GIUSEPPE LAGANA’

Quello che ci dice il professor Xiloiannis fa riflettere, soprattutto se si guardano alcuni esempi come quello di Giuseppe Coppola: nel cuore della zona infetta ha fatto rifiorire 450 olivi che erano stati aggrediti irrimediabilmente dal disseccamento praticando un’energica potatura e arricchendo il terreno. La cosa interessante è che curare le piante costa meno che tagliarle. Oggi per ogni pianta tagliata lo Stato risarcisce gli agricoltori con 150 euro; se invece gli aiutasse a curarle spenderebbe..

GIUSEPPE COPPOLA

Abbiamo speso 92 euro a pianta. Nella prossima sicuramente ci saranno dei costi inferiori perché non c’è il costo iniziale dell’attrezzatura, di tutta l’operazione legata alla distruzione in loco del materiale infetto. Normalmente 50-60 euro a pianta potrebbero essere sufficienti, all’anno, come costo di gestione straordinaria fino a quando la pianta non rientrerà a dare dei risultati. Se tutti avessero fatto un lavoro di contenimento della xylella, oggi potremmo sperare di salvare un po’ di ulivi in più, questo è il dato. Il problema purtroppo è che la burocrazia ha ammazzato più ulivi della xylella, perché di fatto ormai sono quattro anni e mezzo che si sta parlando di questo problema e ancora siamo in stato di emergenza

GIUSEPPE LAGANA’

Secondo lei, c’è da parte della Procura un attacco alla scienza?

GIANPAOLO ACCOTTO-DIRETTORE

Io spero di no sinceramente, perché sennò sarebbe veramente una cosa che in un Paese avanzato come il nostro non dovrebbe succedere. Quello che dispiace oggettivamente è vedere che persone che dal 2013 hanno dedicato la maggior parte del loro tempo e delle loro energie a cercare di capire cos’era questa cosa nuova arrivata, questa malattia gravissima dell’ulivo, a trovare dentro le piante malate tra l’altro, anche il batterio xylella, si trovino indagati mi sembra un po’ troppo, oggettivamente. Forse la Procura ha seguito troppo le opinioni di persone nella zona che sono di associazioni effettivamente abbastanza contrarie all’approccio scientifico ai problemi

GIUSEPPE LAGANA’

Uno dei due consulenti alla procura, il professor Giuseppe Surico dell’Università di Firenze che fa parte del CTS (comitato tecnico scientifico) del quale fa parte anche il dottor Donato Boscia, quindi non è proprio un outsider, ma è un uomo di scienza. Perché la scienza utilizzata dalla Procura è meno legittima rispetto alla scienza del CNR Barese?

GIANPAOLO ACCOTTO

E’  chiaro che la scienza su argomenti nuovi come può essere questo, non la pensa al 100% in modo univoco. Bisogna capire che in una situazione in cui, come dicevo prima, una cura non ce l’abbiamo, la malattia si sta diffondendo e qualcosa bisogna fare, cioè non fare niente o mettere sotto sequestro cautelativo per chissà quanti mesi le piante, vuol dire fare un favore alla xylella che potrà in questo modo allargarsi a piacimento . Comunque la xylella è un batterio effettivamente, potenzialmente di una pericolosità che non riusciamo ad immaginare come cittadini comuni, perché questo batterio può distruggere l’olivicoltura del Sud Italia e questo giustifica la reazione rapida dell’Unione Europea nel cercare di eradicarlo inizialmente e poi una volta capito che la diffusione ormai era un po’ troppo larga sul territorio, aver preso misure per il contenimento più possibile in attesa di avere elementi che permettano di capire meglio la biologia del batterio, dei vettori che lo trasmettono e possibilmente trovare qualche cura anche. Cioè, vorrei però sfatare un equivoco importante che: una cosa è la xylella fastidiosa, un batterio, un organismo da quarantena ed è sacrosanto fare tutte le misure possibili da parte Italiana ed Europea per contenerlo al massimo; cosa diversa è la malattia che ha attaccato l’ulivo, cioè il batterio è stato trovato all’interno delle piante malate, ma è stato trovato insieme ad altri microrganismi. Quindi, è anche possibile che la morte delle piante sia causata da un insieme di elementi come ad esempio, se uno è un malato di AIDS normalmente muore di polmonite, muore di qualche altra malattia e soltanto qualche anno di sperimentazione potrà dire qual è la verità, se da sola o non da sola la xylella è in grado di ammazzare una pianta di ulivo, secolare tra l’altro. Dopodiché le decisioni non sono degli scienziati, le decisioni sono a livello politico di queste operazioni. Quindi anche la decisione di tagliare Xmila piante non è certo una decisione dello scienziato.

By | 2016-01-26T10:23:40+00:00 gennaio 26th, 2016|Xylella report|0 Comments

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