Xylella. Tar intima al Ministero trasparenza

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Xylella. Tar intima al Ministero trasparenza

Massima trasparenza. Il Ministero delle Politiche agricole dovrà tirar fuori tutti i documenti richiesti dalle 19 aziende biologiche del Comitato SOS – Salviamo ora il Salento (CLICCA QUI) che finora si son visto negare l’accesso agli atti da parte degli uffici, perché tale documentazione è attualmente sottoposta “in originale” a sequestro probatorio dal Gip del Tribunale di Lecce nel procedimento penale pendente per i reati di diffusione di malattia delle piante, inquinamento ambientale e delitti colposi contro l’ambiente. Lo ha ordinato al Ministero il Tar del Lazio con sentenza di ieri. Tuttavia, il privilegio dello Iamb,l’Istituto agronomico mediterraneo di cui è direttore scientifico Paolo De Castro, ex ministro ed ex presidente della Commissione agricoltura della Ue, rimane in piedi.

paolo de castro

Paolo De Castro

L’accesso agli atti, negato alle aziende bio dallo Iamb, che ha fatto valere la sua “immunità giurisdizionale”, è confermato dal Tar del Lazio, perché, scrivono i giudici, vi è “carenza d’interesse”.

Questo perché, secondo i giudici, i documenti a disposizione del Ministero sono “sostanzialmente” identici a quelli in possesso dello Iamb. Su questa parola “sostanzialmente”, c’è da giurarci che si giocherà la strategia futura dell’avvocato Luigi Paccione e dell’avvocata Valentina Stamerra che difendono le aziende bio contro le misure del commissario per l’emergenza xylella, ormai dimessosi dopo l’avviso di garanzia ricevuto alla vigilia di Natale, e contro le decisioni del Ministero e della Ue.

Infatti il Tar lascia aperta una porta: ordina al Ministero di chiedere entro 30 giorni copia degli atti sequestrati in originale dal Corpo forestale su delega della Procura di Lecce e di fornirli alle aziende che li richiedono. Se tali documenti non saranno “sostanzialmente” uguali a quelli che le stesse aziende hanno richiesto allo Iamb, allora si procederà anche attaccando la legittimità costituzionale dell’Istituto agronomico mediterraneo di Bari, attorno a cui ruota il mistero dell’introduzione non autorizzata del batterio “xylella fastidiosa” perché venisse studiato nel corso di un seminario tenutosi nel 2010 a Bari.

I documenti richiesti dalle aziende bio sono infatti necessari perché vengano poi prodotti nel corso dei giudizi pendenti dinanzi al Tar Lazio e alla Corte Ue e sia dunque garantito alle aziende il diritto costituzionale alla difesa.

“Si tratta di un importante successo delle aziende nella incessante battaglia legale che stanno portando avanti a tutela dei lori diritti – hanno dichiarato gli avvocati Paccione e Stamerra-.

Con la stessa sentenza – hanno detto Paccione e Stamerra- il Tar Lazio ha ritenuto di soprassedere per il momento sulla richiesta delle stesse aziende biologiche di rinviare alla Corte Costituzionale la delicata questione della illegittimità della legge statale che garantisce immunità giurisdizionale all’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari che in passato ha importato in Italia, per motivi di studio, il batterio Xylella”.

Scacco al re, dunque. La partita a scacchi continua, alla ricerca del “re”. Le indagini della Procura di Lecce infatti proseguono, nella direzione dello smascheramento della truffa al fondi Ue e statali, per l’emergenza e la calamità naturale.

 

 

By | 2016-01-07T12:47:23+00:00 gennaio 5th, 2016|Xylella report|0 Comments

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